Natura umana e corpi intermedi

on 27 Marzo, 2022

Natura umana e corpi intermedi

Presentazioni libro al Rotary Malpensa il 16/03/2022

Cosa sono i corpi intermedi? Sono i cuscinetti collettivi che si interpongono tra il singolo individuo e chi detiene il monopolo della forza; sono le associazioni che mediano tra i cittadini e lo Stato.

Il termine corpo riferito a una parte sociale risale alla visione organicistica per cui l'intera società sarebbe composta da elementi funzionali, necessari l'uno all'altro, in analogia al corpo umano. Durante il Medio Evo tale concezione è stata alla base delle corporazioni nelle città, prendendo spunto da quanto avvenuto ancor prima nei monasteri, dove i monaci sceglievano il loro abate. Una delle caratteristiche di partenza del fenomeno corporativo, infatti, fu che i consociati eleggevano tra di loro chi li dovesse guidare e rappresentare, contravvenendo a un principio cardine della romanità, così come del sistema feudale, per cui il potere scende e mai sale.

L'accezione di corpo intermedio sopra ricordata è stata riproposta da Alexis De Tocqueville per contrastare i rischi della tirannia della maggioranza nelle democrazie moderne. De Tocqueville annoverava tra i corpi intermedi anche i partiti politici, ma col tempo si è preferito limitare l'uso del termine alle sole associazioni che non lottano per conquistare il potere politico, ma che entrano in un rapporto di mediazione con esso. Oggi ci si riferisce, quindi, ai sindacati e alle associazioni datoriali, ovvero a tutte quelle organizzazioni che indichiamo come Associazioni di Rappresentanza, costituite per promuovere e tutelare uno specifico interesse economico e politico, tipico di una certa categoria sociale, o professionale.

La pluralità di queste associazioni dà corpo e voce alla cosiddetta Società Civile. Tale insieme interconnesso viene anche definito come pluralismo. Il confronto reciproco tra le sue componenti può anche essere conflittuale, come può accadere tra sindacati e associazioni datoriali, ma solitamente si conclude in una negoziazione. Oppure, può avvenire in un clima di competizione, quando diverse associazioni affermano di tutelare il medesimo interesse. Tuttavia, sia il conflitto, sia la competizione, possono produrre effetti positivi se consentono la promozione di intese improntate alla temperanza e alla tolleranza.

Gli economisti hanno spesso nutrito un anticipo di diffidenza verso queste organizzazioni, sulla scorta delle riflessioni di Adam Smith. A suo parere, infatti, "la gente dello stesso mestiere raramente s'incontra, anche solo per divertimento e diporto, senza che la conversazione finisca in una cospirazione contro il pubblico o in qualche escogitazione per aumentare i prezzi". Le citazioni andrebbero sempre ricondotte al loro contesto. Va da sé, tuttavia, che l'idea per cui gli imprenditori possano riunirsi solo per fare cartello, cioè per organizzare il mercato dal lato dell'offerta, sia rimasta persistente tra gli economisti. Fortunatamente non in tutti. John Maynard Keynes, per fare un autorevole esempio, nella chiusa della sua Teoria Generale scrive: "sono le idee, non gli interessi organizzati (vested interests), che sono pericolose sia nel bene che nel male".

Ciononostante, il principale impulso a scrivere il mio libro – Perché insieme, Natura umana e corpi intermedi - è proprio venuto dalla critica mossa a Confindustria, nell'ottobre del 2011, da parte di un economista come Francesco Giavazzi, oggi consigliere economico del premier Draghi. In quel periodo ero presidente di categoria e facevo parte del Consiglio Direttivo di Confindustria, sotto la presidenza di Emma Marcegaglia. Lei rispose in modo puntuale all'articolo pubblicato sul Corriere della Sera, poco prima che il Governo Berlusconi capitolasse e prendesse vita quello di Mario Monti. Nel riflettere su quello scambio di battute mi venne di cogliere la sfida sul piano teorico: è proprio vero che le associazioni imprenditoriali possono solo colludere, a scapito dell'interesse generale? Da lì una sfilza di altri interrogativi: che cos'è l'interesse? Cosa significa rappresentare gli interessi economici? Che cos'è la leadership e come viene regolata? Come vengono prese le decisioni in un'associazione?

Per dimostrare l'importanza e l'ineludibilità dei corpi intermedi ho ricostruito quella che ne è l'origine ancestrale, rintracciata nelle coalizioni di contenimento (leveling coalitions) già presenti tra le scimmie antropomorfe. Sono quindi approdato a una lettura della democrazia dei moderni come frutto di una costituzione mista, che porta ad abbandonare la ricerca, forse illusoria, di un disegno istituzionale ottimale. È opportuno, invece, coltivare gli elementi, diretti e indiretti, dell'esperienza democratica per come si è storicamente stratificata. Tenendo insieme il governo elettorale-rappresentativo, la separazione e il bilanciamento dei poteri, lo stato di diritto, ma anche i contro-poteri insiti nei corpi intermedi. Infatti, mentre i Governi e i Parlamenti seguono i ritmi sincopati delle elezioni, col loro carico di promesse via via deluse, le istanze dei corpi intermedi operano nella quotidianità, facendo proposte e ponendo molte delle domande cui la politica statale è chiamata a rispondere.

Devo aggiungere un altro motivo per cui ho scritto il mio libro. Quel senso di crisi che nel nuovo Secolo ha avviluppato tutte le logiche di rappresentanza, sia politica, sia associativa, sotto i colpi dei nuovi miti: quelli della disintermediazione e della democrazia diretta, anche grazie alle nuove tecnologie informatiche. Ho quindi ricostruito lo snodo degli eventi che hanno portato alla sfiducia, soprattutto nei confronti dei corpi intermedi. Molto è dipeso dalla doppia devoluzione decisa a livello istituzionale: verso il basso, cioè verso il livello regionale, a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione Italiana, e verso l'alto, cioè verso l'Unione Europea, con l'emblematica adozione della Moneta Unica. A seguito di tale doppia devoluzione non si è più capito chi decide che cosa e le organizzazioni di rappresentanza sono sembrate incapaci di veicolare efficacemente i relativi interessi. Dall'altra parte, sul fronte politico istituzionale, ci si è trovati a dover rispondere a una molteplicità di istanze, da parte di una miriade di organizzazioni, piccole e grandi, senza riuscire a comprendere, effettivamente, chi rappresenta chi. Tutti abbiamo percepito una perdita di controllo sulle decisioni collettive, sentite come lontane dalla realtà.

Questo stato di cose è proseguito, purtroppo, durante la Grande Recessione, tra il 2008 e il 2013. La pandemia da Covid-19, invece, ha rilegittimato i Governi nazionali per fronteggiare l'emergenza sanitaria. Immediatamente i corpi intermedi hanno recuperato il loro fondamentale ruolo di mediazione. Lo stato di eccezione, infatti, ha semplificato le traiettorie d'interlocuzione tra governanti e governati. Il comando è disceso, ma le valutazioni preventive hanno coinvolto i cittadini nell'unico modo che permettesse, ad un tempo, rapidità e competenza. Ovvero attraverso le associazioni di categoria. Del resto, con chi concordare la chiusura delle attività produttive per limitare il contagio, se non con le rappresentanze delle imprese e coi sindacati? Con chi valutare gli interventi di sostegno al reddito, o il supporto finanziario alla produzione?

In conclusione, i corpi intermedi sono ancora utili e necessari per le nostre democrazie, anche se non sufficienti. Hanno dei meriti, ma anche dei limiti, che è opportuno comprendere. Per questo è utile chiedersi perché insieme. Per quel che mi riguarda, nello scrivere il mio libro, sono partito da un punto di domanda e sono approdato a un punto esclamativo. Grazie per l'attenzione e buona lettura.

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